Economia nel mondo - appunti 3a media

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Economia nel mondo - appunti 3a media

Messaggio Da admin il Gio Gen 03, 2013 2:53 am

Ecco intanto un riassuntino:

Tra gli anni '80 e '90 del Novecento,sono avvenuti profondi mutamenti nell'economia mondiale, sia nei paesi a capitalismo avanzato che in quelli in via di sviluppo, sono cadute molte barriere erette dagli stati nazionali per regolamentare la circolazione dei capitali, la conversione delle monete, gli investimenti e i flussi commerciali internazionali. Si è creato uno spazio economico mondiale sempre più aperto alla circolazione dei capitali e agli investimenti esteri effettuati dalle società trasnazionali. Tale processo ha ricevuto impulso decisivo dalle trasformazioni politiche ed economiche avvenute nell'Unione Sovietica, nell'Europa centrale e in Cina.
Questi paesi,in tempi diversi,sono passati da economie a pianificazione centralizzata (basate sulla proprietà statale collettiva dei mezzi di produzione)a economie di mercato(sempre più basate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione). Negli anni 80 è avvenuto il cambiamento più rilevante; la deregolamentazione delle strutture finanziarie e monetarie da parte di un numero sempre maggiore di stati ha permesso ai gruppi finanziari trasnazionali e alle grandi banche commerciali di trasferire capitali da un mercato all'altro senza limitazioni. Si è formato in tal modo un mercato unico mondiale finanziario, che ha portato ad una sottrazione di capitali al controllo degli stati nazionali e anche al loro sistema tributario.
Ciò è stato facilitato dai paradisi finanziari presenti in tutto il mondo e permettono ai gruppi finanziari trasnazionali e a chiunque abbia in mano grossi capitali (provenienti anche da traffici illeciti)di evadere le tasse e altre norme delle legislazioni nazionali. Contemporaneamente gli stati nazionali hanno permesso in gran parte o del tutto il controllo delle loro stesse monete.
La banca giapponese Bank of Tokyo-Mitsubishi ha un’attività il cui valore equivale a circa una volta e mezza il prodotto nazionale dell’intero continente africano, poiché la massa di capitali privati che circola mediamente ogni giorno sul mercato valutario mondiale supera l’ammontare complessivo delle riserve dei paesi dell’OCSE (Organizzazione e Cooperazione dello sviluppo economico) cioè di quelli oltre 30 paesi fortemente industrializzati.
La deregolamentazione dei movimenti di capitali ha dato impulso, allo stesso tempo, agli investimenti esteri diretti dopo un leggero calo agli inizi degli anni 90 dovuta alla contrazione della crescita dell’economia mondiale e alla recessione verificatasi negli Stati Uniti, hanno ricominciato a crescere. Alla fine degli anni 90, oltre il 90% degli investimenti esteri diretti proviene dai paesi economicamente sviluppati(60% Unione Europea,20% Stati Uniti).
La maggior destinazione degli investimenti esteri viene effettuata dai gruppi trasnazionali attraverso fusioni e acquisizioni tra società di paesi diversi. Tali operazioni hanno raggiunto circa l’84% dell’ammontare complessivo degli investimenti esteri.
Gli investimenti esteri destinati ai paesi in via di sviluppo si concentrano in alcuni paesi asiatici e latino-americani, preferita è la Cina, dove nel 1998, sono affluiti per oltre 45 miliardi di dollari(equivalenti al 27% di quelli complessivi destinati ai paesi in via di sviluppo) al secondo posto è il Brasile, he nello stesso tempo, ha ricevuto investimenti per 29 miliardi di dollari.
Negli ultimi 20 anni, la ripartizione settoriale degli investimenti diretti esteri è notevolmente cambiata, è andata calando quando la quota destinata al settore primario (attività agricole e minerarie,compresa la produzione petrolifera) mentre è andata aumentando la quota destinata al settore secondario(attività industriali) e terziario (servizi). Nei paesi industrializzati è il terziario ad attirare la maggior parte degli investimenti esteri diretti, seguito da quello secondario e poi quello primario; mentre nei paesi in via di sviluppo al primo posto vi è il settore secondario, poi quello terziario e primario.Il fatto che gli investimenti esteri diretti nei paesi in via di sviluppo si concentrino per oltre il 90% nelle attività industriali e nei servizi fa capire il cambiamento ancora in corso dell’economia mondiale. Mentre le economie del centro basano la loro produzione sulle alte tecnologie e i servizi avanzati,un numero crescente di produzioni viene trasferito in paesi della semiperiferia, che offrono alle società trasnazionali una serie di vantaggi: disponibilità di forza-lavoro a basso costo, esenzioni fiscali e altre agevolazioni, accesso a mercati e materie prime locali ecc.
La delocalizzazione non avviene solo nel settore della produzione industriale, ma anche in quello dei servizi; ad esempio la compagnia svizzera Swissair ha trasferito nel ’93 la gestione del proprio sistema di contabilità a Bombay affidandola ad una filiale di cui detiene il 75% della proprietà, alla base di questa decisione vi è il fatto che in India sono disponibili tecnici e operatori informatici, che a parità di qualifica e produttività, sono pagati dieci volte meno di quelli europei. Per attirare gli investimenti esteri, i paesi in via di sviluppo e quelli con economie in transizione si fanno concorrenza l’uno con l’altro nell'offerta di forza-lavoro qualificata a basso costo. In tal modo, un gran numero trasnazionale può estendere la sua struttura produttiva e commerciale ormai su scala globale.
Tutto ciò, ha dato un forte impulso al commercio internazionale con una crescente circolazione di materie prime, semilavoratori, prodotti finiti e servizi.
Il governo cinese, il 1 gennaio 1998 ha preso la decisione di abolire i dazi e l’imposta su 18 categorie di prodotti, ad alta tecnologia.
Tale processo è stato accompagnato dalla creazione di sempre più vaste aree di libero scambio (nuove aree economiche) ma ciò non significa, che su scala mondiale,la cooperazione abbia prevalso sulla competizione economica.
Alcuni paesi della semiperiferia, pur restando economicamente distanti da quelli del centro, si sono integrati in misura crescente nel processo di internazionalizzazione della produzione, nel commercio e nel mercato finanziario mondiale. Tra questi si distinguono le quattro tigri asiatiche: Corea del sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore. A questi si è aggiunta la Cina.

La conferenza di Rio e lo sviluppo sostenibile

La conferenza di Rio(Earth summit)ha visto la partecipazione di delegazioni governative di 183 paesi, ed è stato il secondo vertice dell’ONU su ambiente e sviluppo, dopo quello di Stoccolma. Già nel 1972, si affermava la necessità di salvaguardare le risorse naturali. La formulazione precisa del concetto di sviluppo sostenibile si deve alla commissione mondiale istituita nel 1983 dall’ONU e presieduta dalla norvegese Brundtland nel suo rapporto, intitolato Our common future: e’ sostenibile quello sviluppo che permette di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere le possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri.
L’obiettivo della conferenza di Rio era quello di definire uno schema d’azione, per condurre l’insieme dei paesi della terra su un percorso di sviluppo sostenibile, definendo compiti e contributi di ciascun stato. Lo scontro tra le diverse impostazioni, nord e sud, non è stato risolto né durante i lavori di preparazione, né durante la Conferenza. E’ stato affidato agli sviluppi del Dopo Rio.
I risultati più importanti sono stati:
- La ratifica della convenzione sul clima (necessità della stabilizzazione della Co2)
- La convenzione sulla biodiversità
- Approvazione del documento della Dichiarazione di Rio
- Agenda 21(programma d’azione planetario per il ventunesimo secolo, che identifica i caratteri dello sviluppo sostenibile e i mezzi per realizzarlo).


Il protocollo di Kyoto

Il 16 febbraio 2005 è entrato in vigore il protocollo di Kyoto, firmato da 141 paesi. Tra i paesi firmatari vi è la Russia, mentre tra quelli non firmatari, non aderenti, spiccano gli Stati Uniti. La ratifica dell’accodo, impegna i paesi che lo hanno firmato a ridurre del 5,2% le emissioni globali di gas serra tra il 2008 e il 2012.
I gas sotto accusa sono: l’anidride carbonica, il metano di protossido di azoto, i fluorocarburi nitrati, i perfluorocarburi, l’esafosfuro di zolfo.

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