Feudalesimo

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Feudalesimo

Messaggio Da admin il Dom Mag 11, 2014 2:43 pm

1)   Nell'alto medioevo sul piano politico si affermò il feudalesimo, che era un fenomeno di origine germanica, estraneo al mondo romano: il termine feudo infatti deriva del vocabolo germanico few , che letteralmente significa quota, cioè quota di un gregge che in origine veniva fornita da un capo clan ad alcuni suoi fidi, in cambio di favori. Il feudalesimo si sviluppò all'interno del regno dei franchi, che nell'impellenza di difendersi dalle incursione arabe, provenienti dalla penisola iberica, seppero costituire un forte esercito. L'esercito franco era soprattutto un esercito di popolo, ossia costituito da tutti quei franchi abili al combattimento, ma la punta di diamante era composta dalla cavalleria, formata da aristocratici cavalieri abilissimi nell'arte della guerra, legati ai Carolingi tramite rapporti di vassallaggio. I Carolingi concedevano a questi soldati professionisti benefici feudali idonei, generalmente un appezzamento di terra (feudo) in cambio di favori, soprattutto in campo militare. Il feudalesimo si affermò con Carlo Magno, che lo esportò in tutte le terre del Sacro Romano Impero. Successivamente si diffuse in gran parte del continente europeo, declinando solo con la rivoluzione francese (1789), che lo portò alla definitiva morte.
Il feudalesimo prevedeva un rapporto di fiducia tra il sovrano/signore e il suo vassallo ( dal germanico gwas , letteralmente valletto) che come abbiamo già accennato, riceveva dal signore un beneficio (feudo) in cambio della fedeltà.
Il feudo inizialmente fù solamente sfruttato dal vassallo, che poteva essere in qualsiasi momento espropriato del proprio bene dal signore, che lo assegnava eventualmente ad un altro vassallo; con il trascorre del tempo però, il feudo divenne bene ereditario, entrando a far parte del patrimonio personale del feudatario, che godeva anche di enormi privilegi, come ad es. : l'immunità giuridica, l'esenzione dalle tasse, la possibilità di detenere un esercito personale, di riscuotere le tasse e di amministrare la giustizia sui suoi territori.
Il feudo veniva concesso durante una cerimonia pubblica, la cosiddetta "investitura", durante la quale venivano utilizzati dei gesti carichi di valore simbolico e giuridico,ad es. : le mani giunte del vassallo in quelle del signore, il bacio sulla bocca tra i due contraenti e una breve formula con la quale il vassallo si dichiarava uomo del suo signore: da qui deriva il termine omaggio, che aveva valore sino alla morte di uno dei due contraenti. Chi trasgrediva a questo patto, commetteva una fellonia, che disonorava il colpevole e lo spogliava di tutti beni territoriali.
Si formò quindi una gerarchia al cui vertice veniva posto il sovrano, poi al secondo gradino i vassalli che nominavano a loro volta feudatari minori (valvassori), che a loro volta eleggevano feudatari minori, cioè i valvassini.
Con il feudalesimo, composto da una miriade di poteri locali con grande autorità, si assistette alla morte dello stato, divenuto precario e assente, e del concetto di cittadino, perché non tutti gli uomini erano uguali difronte alla legge, al contrario dei cittadini romani.


2)     Durante il periodo feudale si diede grande importanza alla dichiarazione di vassallaggio, che si faceva con la solenne cerimonia dell'investitura. In un giorno fissato, alla presenza della corte e spesso anche del popolo, il vassallo s'inginocchiava ai piedi del suo signore e compiva l'atto di omaggio, giurandogli fedeltà. Allora il signore investiva il vassallo, cioè lo metteva in possesso del feudo, consegnandogli un simbolo in relazione alla qualità del feudo: un gonfalone, una spada o uno scettro se si trattava di un feudo cospicuo; una zolla, un mazzo di spighe se si trattava di semplici terre. Da quel momento il vassallo doveva prestare ossequio al suo signore, aiutarlo in guerra con milizie proprie, corrispondergli donativi e tributi; se veniva meno al suo giuramento, era dichiarato fellone, cioè traditore, e spogliato del feudo. Il feudatario aveva sui suoi sudditi piena e legittima giurisdizione. E questi dovevano a lui prestazioni personali (corvées), il pagamento dei prodotti del suolo, il servizio militare e un’infinità di tasse e balzelli. In compenso di tutto questo il feudatario provvedeva alla difesa del feudo, all'amministrazione della giustizia e talora anche alle esigenze dell'annona. Il suo giudizio, come il suo governo, era insindacabile, poiché, venuta meno la forza del potere centrale dello Stato, non funzionarono più né i tribunali d'appello né l'istituzione carolingia dei missi dominici; alle leggi generali dell'Impero si sostituirono le consuetudini feudali, che divennero presto la consacrazione dell'arbitrio. Sotto l'organizzazione feudale si nascondeva dunque un formidabile assolutismo, a tutto vantaggio di una classe, poco numerosa ma potentissima perché armata, la quale schiacciava le masse, numerose, ma deboli perché inermi.

Eppure il feudalesimo, in mezzo all'anarchia del periodo dei Carolingi, rappresentò l'unica forma possibile di governo. Lo prova la rapida e trionfale diffusione che ebbe in tutti i paesi, dominati già da Carlo Magno o che sentirono l'influenza della civiltà franca. I centri di irradiazione furono la Francia e la Germania; da questi paesi il feudalesimo passò in Inghilterra, nella Scandinavia, nella Polonia e in altri Stati dell'Europa orientale. In Italia penetrò subito nelle regioni settentrionali, dove però visse fino alla nascita dei liberi Comuni; entrò più tardi nell'Italia meridionale, portatovi dai Normanni, e vi rimase molto a lungo.






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